Il
Parlamento ha iniziato una opportuna revisione della pessima legge che ha introdotto, unico caso in Europa, una
totale deregulation degli orari del
commercio. Il danno di questa operazione, richiesta da alcune insegne della grande
distribuzione, è stato più volte
esaminato: meno occupazione, più precariato, innalzamento dei prezzi. Sono
dati, non “impressioni” di qualche sindacalista !
Anche
nelle catene commerciali modenesi cala in modo preoccupante l'occupazione
diretta, mentre cresce in modo incredibile il precariato, come dimostrato dal migliaio di lavoratori
interinali che hanno lavorato per la
sola Coop Estense nel 2012.
Sotto
la spinta della mobilitazione che ha visto tra i protagonisti anche lavoratori e sindacato, i diversi progetti di
legge sul commercio, sia di maggioranza che di opposizione, tendono a
ricostruire un quadro di regole, riaffidando
un ruolo agli Enti Locali. A
questi progetti di Legge dovevano pensare i consiglieri d'Amministrazione di
Coop Estense, che ieri hanno prodotto un comunicato stampa singolare.
Singolare
perché da un lato si ammette che gran parte delle vendite domenicali altro non
è che il trasferimento di vendite fatte in precedenza dal lunedì al sabato. Singolare perché presenta incrementi poderosi
di vendite la domenica, senza ricordare che ciò è dovuto quasi esclusivamente
alle promozioni artificiosamente concentrate in quella giornata.
Ma
soprattutto singolare perché si contrappone la eventuale re-introduzione di regole a un calo
dell’occupazione, e nel caso, Coop Estense presenterebbe un conto di ben 141
licenziamenti. Centoquarantuno tempi pieni, che per gli standard di un’azienda
che assume soltanto part-time vorrebbe dire circa 300 licenziamenti. Dai dati
in nostro possesso, le uniche assunzioni fatte in Coop Estense negli ultimi 18
mesi sono ancora solo i 50 part-time assunti in Emilia nei primi mesi del 2012,
contro le oltre 100 uscite per pensionamenti e
dimissioni.
Questa è per noi la dimostrazione che le aperture domenicali non stanno portando
il saldo occupazionale a valori positivi. Tornare alle regole non vuol certo
dire chiudere sempre la domenica, visto che fino al 2011 erano circa 14 le
domeniche aperte per ogni singola struttura commerciale.
Tornare
alle regole vorrebbe però dire restituire dignità alla vita di centinaia di migliaia di lavoratrici e
lavoratori del commercio ed alle loro
famiglie. Ma vorrebbe anche dire migliorare i bilanci delle aziende del
commercio, comprese quelle cooperative,
dove soci e consumatori alla fine del mese fanno i conti con un maggior costo della vita
sul quale pesano anche alcuni eccessi
ideologici, quali ad esempio “aperti sempre”.
Filcams/Cgil
Modena
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