"Un
euro investito nel settore turismo ne genera sette”.
E' questo lo slogan con
cui
protestano gli operatori del Settore Beni Culturali per ottenere il rinnovo del
contratto di lavoro ma soprattutto per lo stato di incuria delle politiche di
valorizzazione del patrimonio artistico e museale di tutto il Paese.
Le politiche
tenacemente perseguite ci hanno degradato, in un ventennio, di una dozzina di
posizioni nel mercato globale turistico. Sono universalmente noti fallimenti
macroscopici, quali l'affidamento della promozione territoriale alle singole
regioni che si reclamizzano singolarmente rispetto ad un “prodotto paese” che,
ovviamente, va promosso come insieme. Se di fronte a situazioni come questa,
che moltiplicano sprechi e sovrapposizioni, la Politica Nazionale risponde che
“non si torna indietro nella competenza
alle Regioni”, figurarsi l'impatto che hanno a Modena, una città
tradizionalmente distratta sull'argomento, le proteste degli operatori del
settore.
“Tutti sanno come il lavoro perso nei
settori tradizionali di Modena non tornerà più – sottolinea Silvia Manicardi,
presidente Lapam Zona di Modena - Perchè una città che ha una massa di beni
culturali, quantitativamente fra le prime dieci d' Italia, non si pone il
problema di una politica di promozione dei così detti 'giacimenti culturali'?
Perché non si dispiega lo stesso zelo col quale in passato si è lavorato ai
vari piani di assetto territoriale, produttivo, o commerciale? Modena ha enormi
risorse culturali e museali invisibili da decenni. La Galleria Estense è chiusa
dal giorno del terremoto dell'anno passato. In se è uno fra i più di 50 musei
presenti nella nostra provincia e potrebbe essere un attrattore di grande peso
economico. Perchè non si vive la sua chiusura con la stessa drammaticità con la
quale si vivrebbe quella di una grande industria? Forse perché, per qualche misteriosa
ragione, in Italia una Pinacoteca è percepita come un costo per la collettività
mentre in tutto il resto del mondo i musei spesso si pensano e allestiscono a
fine di lucro. Perché da noi mostre ed esposizioni sono spese per i pubblici
bilanci mentre altrove si allestiscono per poterle poi, dopo averle sfruttate
come attrattori di visitatori e consumatori, lucrosamente noleggiare?”
“C'è chi sostiene che “della cultura non si
fa merce – conclude Silvia Manicardi - E allora ritorna alla memoria uno slogan che recita: 'Se qualcuno
eredita gli Uffizi da suo padre e muore di fame, quello è un cretino!'. Dovremo
davvero come modenesi fare definitivamente questa figura agli occhi del mondo?”
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