“Il Durt è un nuovo mostro burocratico. Un
adempimento inutile e complicato che rischia di dare il colpo di grazia alle
imprese del settore costruzioni alle prese con una crisi profonda che, nel
2102, ha provocato la perdita di 122.000 addetti e 61.844 aziende. Chiediamo al
Parlamento che venga cancellato”.
Così il presidente del Comparto Costruzioni Lapam Confartigianato, Sandro
Pilati, giudica il Durt, il Documento unico di regolarità tributaria,
introdotto con un emendamento nel Decreto del fare.
In pratica le imprese appaltatrici e subappaltatrici, per poter essere pagate
dai committenti, dovranno ottenere dall’Agenzia delle Entrate il Durt, il
documento che attesta l’inesistenza di debiti tributari da parte dell’azienda.
“Un meccanismo assurdo e kafkiano –
sostiene il dirigente Lapam Confartigianato
- con il quale si chiede agli imprenditori di comunicare periodicamente
al Fisco i dati delle buste paga per consentire all’Agenzia delle Entrate di
accertare che le imprese sono in regola. Ed è tanto più incomprensibile poichè
è inutile al fine di verificare il corretto versamento delle ritenute.
L’obbligo per le imprese di versare le ritenute è indipendente dal diritto del
contribuente di scomputarle dalla propria dichiarazione, una volta ottenuta la
certificazione”.
“Il Durt – sottolinea Pilati - contraddice la volontà più volte dichiarata dal
Governo di semplificare gli adempimenti a carico delle imprese e rischia di
vanificare gli effetti degli incentivi varati dall’Esecutivo per gli interventi
di ristrutturazione e risparmio energetico in edilizia. Se il Parlamento non
cancellerà questo adempimento, ne andrà del futuro delle nostre imprese”.
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