L’anticiclone di
origine africana , come è stato appunto ribattezzato dagli esperti,
si è fatto annunciare a Modena col giorno più caldo dell’anno. In periferia,
infatti, la strumentazione dell’Osservatorio Geofisico del Dipartimento di
Ingegneria “Enzo Ferrari “ dell’Università degli studi di Modena e Reggio
Emilia ha registrato nel pomeriggio la temperatura record di 36.5°C. In centro
storico invece si è fermata a 34.8°C. Ma ci attenderanno giornate ancora più
roventi.
Il giorno più caldo
dell’anno per la città resta fermo ancora fissato a quello del 20 giugno
scorso (35.4°C
in centro storico), ma secondo le rilevazioni delle temperature effettuate
dagli esperti dell’Osservatorio
Geofisico del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari “ oggi venerdì 26
luglio in periferia si è arrivati a
raggiungere il record.
Nel pomeriggio, infatti, la colonnina posizionata nella
stazione posta sul torrione orientale del Palazzo
Ducale di Modena, dove da oltre 180 anni si raccolgono puntuali
osservazioni meteo della città, è arrivata
a toccare i 34.8°C. Decisamente più
alta la temperatura in periferia dove al Campus di Ingegneria in via
Vignolese il termometro è salito fino a
36.5°C, superando la massima annuale di poco più di un mese fa.
“Nei prossimi
giorni a seguito dell’anticiclone di origine africana ,
questo il suo nome ufficiale che i meteorologi gli hanno dato, le temperature
– dice l’esperto Luca Lombroso dell’Osservatorio
Geofisico universitario di Modena - aumenteranno
ulteriormente fino a punte di 36-39°C .
E, se è pur vero che siamo in quello che climaticamente è il periodo più caldo
dell’anno, i livelli che si raggiungeranno, fino almeno a una decina di
anni fa, risultano piuttosto anomali e rari anche in piena estate. Ora, però,
le estati roventi sono una preoccupante realtà, conseguenza del global warming”.
Dovremo attenderci nuovi record di temperature? “Quello annuale – conclude Luca Lombroso - quasi senz’altro. Più arduo stabilire a priori se si sfiorerà quello
storico del 1983, che coincise proprio con la fine del mese. Non bisogna
dimenticare che i record è più facile osservarli che prevederli. Anche se di
questi tempi ne stiamo osservando decisamente troppi!”.
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