Insoluti triplicati
nell’ultimo anno, volume di affari in calo, numero di cantieri col segno meno.
Il comparto costruzioni soffre, nella nostra provincia, al di là dei cantieri
della zona del sisma, non c’è lavoro per le migliaia di imprese del settore. E
l’affanno, anche a causa dei concordati che finiscono con lo scaricare i
problemi sulle pmi del settore, è palpabile. Se ne è parlato nel congresso del
comparto costruzioni di Lapam Confartigianato Modena-Reggio Emilia, alla
presenza del senatore Stefano Vaccari, dell’assessore regionale Giancarlo
Muzzarelli e dei presidenti delle province di Modena, Emilio Sabattini e di
Reggio Emilia, Sonia Masini. Nel 2012, secondo una indagine Lapam
Confartigianato sulle imprese associate, la media cantieri è calata in
provincia di Modena da 226 a 193, mentre il volume d’affari è calato per il 42%
delle imprese, rimasto invariato per il 29% e cresciuto per il 29%. I tempi di
pagamento, in più, si dilatano a dismisura: il 40% paga a più di 90 giorni, di
questi il 50% (quindi il 20% del totale) a 180 giorni e il 25% (il 10% del
totale) addirittura a 360 giorni, in pratica a un anno. Questo fa aumentare le
sofferenze delle imprese e il 2013 non è certamente più roseo: il 50% delle
imprese che hanno risposto all’indagine riscontra una variazione peggiorativa
rispetto al 2012, l’82% attesta che il mercato è in calo. Tra gli interventi la
maggioranza è sul recupero (39%) o sulla riqualificazione (36%), mentre il 18%
è su nuove costruzioni e il 7% riguarda l’area del sisma. I committenti sono
privati per il 47%, imprese per il 28% ed enti pubblici per il 25%.
Le criticità che emergono,
infine, riguardano la burocrazia (specie nell’area del sisma, ma non solo), la
responsabilità solidale ritenuta una norma da abolire, l’accantieramento e,
sempre pensando al terremoto, lo smaltimento dei rottami, problema molto
sentito soprattutto per i piccoli interventi. In più, sempre pensando alle
normative antisismiche, molte aziende (il 50%) lamentano che la complessità
delle regole ha indotto alla rinuncia degli interventi.
“I concordati preventivo o in
continuità non vanno bene, ci vogliono alternative – ha spiegato Marcello
Verucchi, responsabile Lapam per il comparto costruzioni - . Dobbiamo difendere
chi deve essere pagato. Sicurezza: le nostre ditte sono a posto, ma... Si trovano a competere con altre che
non sanno cosa significano sicurezza e regolarità. Vale la pena essere bravi
per chiudere?”.
Di sisma ha parlato in
particolare Muzzarelli (“I soldi stanno cominciando ad arrivare, gli interventi
sono ormai partiti. Per i piccoli del nostro territorio la sfida è di riuscire
ad agganciare questa opportunità, e per questo occorre lavorare di squadra”),
ma lo stesso Verucchi ha rilanciato: “I fondi per il terremoto sono ancora pochi
quelli erogati rispetto a quelli stanziati. Tanti rinunciano ad accedere per la
burocrazia e faranno altre strade: dobbiamo chiederci quali? Anche sulla white
list occorre uno step successivo per migliorare la norma”.
Lo stesso Vaccari che ha
riconosciuto come “per ora le misure siano ancora non sufficienti. Stiamo
cercando di far passare alcuni provvedimenti importanti per il territorio. Più
in generale la proroga degli incentivi sul risparmio energetico rappresenta un
primo passo”. Sabattini ha chiesto più sinergie (“dodicimila imprese del
comparto a Modena sono troppe, occorre fare rete”) e ha chiesto che i nuovi
sindaci abbiano coraggio per “approvare un regolamento edilizio unico in tutta
l’area della provincia”. Masini, ancora, ha sottolineato come occorra lavorare
per il superamento della normativa sui concordati “che penalizza e soffoca le
piccole e medie imprese, senza alcuna responsabilità”.
“Dobbiamo crescere ma non
diventare troppo grandi per evitare grandi problemi – ha sottolineato Sandro
Pilati, confermato come presidente impiantisti e dell’intero comparto
costruzioni Lapam (mentre il presidente dell’edilizia è Roberto Ferrari e del
legno/arredo Monica Telleri), occorrono poi leggi chiare su tempi e modi di
pagamento e modificare le leggi anti usura e sui concordati. Il patto di
stabilità, per le province terremotate o colpite da eventi catastrofici, deve
essere sospeso, così come vanno rivisti gli studi di settore e la responsabilità
solidale. Infine la burocrazia: non è possibile che occorrano tra i 70 e gli 80
documenti per aprire un cantiere, considerando che tanti di questi documenti
sono già a disposizione della pubblica amministrazione”.
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