martedì 2 luglio 2013

Comparto costruzioni, tante ombre emerse nel congresso Lapam Confartigianato Modena

Insoluti triplicati nell’ultimo anno, volume di affari in calo, numero di cantieri col segno meno. Il comparto costruzioni soffre, nella nostra provincia, al di là dei cantieri della zona del sisma, non c’è lavoro per le migliaia di imprese del settore. E l’affanno, anche a causa dei concordati che finiscono con lo scaricare i problemi sulle pmi del settore, è palpabile. Se ne è parlato nel congresso del comparto costruzioni di Lapam Confartigianato Modena-Reggio Emilia, alla presenza del senatore Stefano Vaccari, dell’assessore regionale Giancarlo Muzzarelli e dei presidenti delle province di Modena, Emilio Sabattini e di Reggio Emilia, Sonia Masini. Nel 2012, secondo una indagine Lapam Confartigianato sulle imprese associate, la media cantieri è calata in provincia di Modena da 226 a 193, mentre il volume d’affari è calato per il 42% delle imprese, rimasto invariato per il 29% e cresciuto per il 29%. I tempi di pagamento, in più, si dilatano a dismisura: il 40% paga a più di 90 giorni, di questi il 50% (quindi il 20% del totale) a 180 giorni e il 25% (il 10% del totale) addirittura a 360 giorni, in pratica a un anno. Questo fa aumentare le sofferenze delle imprese e il 2013 non è certamente più roseo: il 50% delle imprese che hanno risposto all’indagine riscontra una variazione peggiorativa rispetto al 2012, l’82% attesta che il mercato è in calo. Tra gli interventi la maggioranza è sul recupero (39%) o sulla riqualificazione (36%), mentre il 18% è su nuove costruzioni e il 7% riguarda l’area del sisma. I committenti sono privati per il 47%, imprese per il 28% ed enti pubblici per il 25%.
Le criticità che emergono, infine, riguardano la burocrazia (specie nell’area del sisma, ma non solo), la responsabilità solidale ritenuta una norma da abolire, l’accantieramento e, sempre pensando al terremoto, lo smaltimento dei rottami, problema molto sentito soprattutto per i piccoli interventi. In più, sempre pensando alle normative antisismiche, molte aziende (il 50%) lamentano che la complessità delle regole ha indotto alla rinuncia degli interventi.
“I concordati preventivo o in continuità non vanno bene, ci vogliono alternative – ha spiegato Marcello Verucchi, responsabile Lapam per il comparto costruzioni - . Dobbiamo difendere chi deve essere pagato. Sicurezza: le nostre ditte sono a posto,  ma... Si trovano a competere con altre che non sanno cosa significano sicurezza e regolarità. Vale la pena essere bravi per chiudere?”.
Di sisma ha parlato in particolare Muzzarelli (“I soldi stanno cominciando ad arrivare, gli interventi sono ormai partiti. Per i piccoli del nostro territorio la sfida è di riuscire ad agganciare questa opportunità, e per questo occorre lavorare di squadra”), ma lo stesso Verucchi ha rilanciato: “I fondi per il terremoto sono ancora pochi quelli erogati rispetto a quelli stanziati. Tanti rinunciano ad accedere per la burocrazia e faranno altre strade: dobbiamo chiederci quali? Anche sulla white list occorre uno step successivo per migliorare la norma”.
Lo stesso Vaccari che ha riconosciuto come “per ora le misure siano ancora non sufficienti. Stiamo cercando di far passare alcuni provvedimenti importanti per il territorio. Più in generale la proroga degli incentivi sul risparmio energetico rappresenta un primo passo”. Sabattini ha chiesto più sinergie (“dodicimila imprese del comparto a Modena sono troppe, occorre fare rete”) e ha chiesto che i nuovi sindaci abbiano coraggio per “approvare un regolamento edilizio unico in tutta l’area della provincia”. Masini, ancora, ha sottolineato come occorra lavorare per il superamento della normativa sui concordati “che penalizza e soffoca le piccole e medie imprese, senza alcuna responsabilità”.
“Dobbiamo crescere ma non diventare troppo grandi per evitare grandi problemi – ha sottolineato Sandro Pilati, confermato come presidente impiantisti e dell’intero comparto costruzioni Lapam (mentre il presidente dell’edilizia è Roberto Ferrari e del legno/arredo Monica Telleri), occorrono poi leggi chiare su tempi e modi di pagamento e modificare le leggi anti usura e sui concordati. Il patto di stabilità, per le province terremotate o colpite da eventi catastrofici, deve essere sospeso, così come vanno rivisti gli studi di settore e la responsabilità solidale. Infine la burocrazia: non è possibile che occorrano tra i 70 e gli 80 documenti per aprire un cantiere, considerando che tanti di questi documenti sono già a disposizione della pubblica amministrazione”.

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