giovedì 13 giugno 2013

Crisi, Confesercenti Emilia Romagna lancia l'allarme: -850 negozi nei primi quattro mesi del 2013

Lo scenario prefigurato fra dieci anni, se la tendenza rimane quella odierna, non è certo confortante: negozi chiusi e città sempre più deserte. E’ l’allarme lanciato da Confesercenti sulla base dell’Osservatorio sui primi quattro mesi di quest’anno, se non si scongiura l’aumento dell’Iva e se non si interviene immediatamente con soluzioni strutturali capaci di far ripartire l’economia nazionale. In questo difficile quadro, è coinvolta, purtroppo, anche la nostra regione.

La mortalità delle imprese del commercio al dettaglio in Emilia Romagna, nel primo quadrimestre 2013, registra 432 aperture contro 1282 cessazioni, con un saldo tra aperture e chiusure di -850 negozi.

Conforta il fatto che tra le cinque città che hanno registrato i dati più negativi ( Roma, Napoli, Torino, Palermo e Milano) non figurano quelle della nostra regione. Ciò non toglie, tuttavia, la gravità del dato.

“Ancora numeri negativi per le imprese del commercio e del turismo in Emilia Romagna – afferma Stefano Bollettinari, direttore di Confesercenti E.R – che insieme a quelli diramati nei giorni scorsi dalla sede di Bologna della Banca d’Italia fanno presagire ancora un anno travagliato per il nostro settore e per l’economia regionale. Nel commercio al dettaglio per ogni negozio che apre, ne chiudono tre e si va verso un impoverimento complessivo non solo delle imprese, ma anche dell’occupazione e del servizio al consumatore nel territorio; le prossime batoste fiscali faranno il resto a partire da Iva, Imu e Tares. Se non si inverte immediatamente direzione, abbassando la pressione fiscale, riducendo la spesa pubblica improduttiva e incentivando concretamente l’occupazione, la situazione non cambierà. E’ assolutamente necessario ridare agli operatori economici che rischiano in proprio, speranza e fiducia per il futuro”.

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