Lo scenario prefigurato fra dieci anni, se la tendenza rimane quella odierna,
non è certo confortante: negozi chiusi e città sempre più deserte. E’ l’allarme
lanciato da Confesercenti sulla base dell’Osservatorio sui primi quattro mesi di
quest’anno, se non si scongiura l’aumento dell’Iva e se non si interviene
immediatamente con soluzioni strutturali capaci di far ripartire l’economia
nazionale. In questo difficile quadro, è coinvolta, purtroppo, anche la nostra
regione.
La mortalità delle imprese del commercio al dettaglio in Emilia Romagna, nel
primo quadrimestre 2013, registra 432 aperture contro 1282 cessazioni, con un
saldo tra aperture e chiusure di -850 negozi.
Conforta il fatto che tra le cinque città che hanno registrato i dati più
negativi ( Roma, Napoli, Torino, Palermo e Milano) non figurano quelle della
nostra regione. Ciò non toglie, tuttavia, la gravità del dato.
“Ancora numeri negativi per le imprese del commercio e del turismo in Emilia
Romagna – afferma Stefano Bollettinari, direttore di Confesercenti E.R – che
insieme a quelli diramati nei giorni scorsi dalla sede di Bologna della Banca
d’Italia fanno presagire ancora un anno travagliato per il nostro settore e per
l’economia regionale. Nel commercio al dettaglio per ogni negozio che apre, ne
chiudono tre e si va verso un impoverimento complessivo non solo delle imprese,
ma anche dell’occupazione e del servizio al consumatore nel territorio; le
prossime batoste fiscali faranno il resto a partire da Iva, Imu e Tares. Se non
si inverte immediatamente direzione, abbassando la pressione fiscale, riducendo
la spesa pubblica improduttiva e incentivando concretamente l’occupazione, la
situazione non cambierà. E’ assolutamente necessario ridare agli operatori
economici che rischiano in proprio, speranza e fiducia per il futuro”.
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