L’assenza (per scelta o per negletta dimenticanza) del governo dalla manifestazione per il trentennale della strage di Bologna aveva — dopo le polemiche della vigilia — quantomeno sottratto la cerimonia al solito rito dei fischi, già potenzialmente disinnescato dalla scelta di fare parlare il rappresentante del governo nell’area «protetta» di Palazzo d’Accursio, lontano dagli umori della piazza.
La fine, comunque, di una decennale e stucchevole liturgia improntata più alla contestazione al governante di turno che al commosso ricordo delle vittime o all’accorata richiesta di una definitiva verità su chi volle e organizzò il più barbaro eccidio della storia repubblicana. Anzi, ieri al posto dei fischi, si sono sentiti gli applausi per il messaggio del Presidente della Repubblica e per le parole del presidente dell’Associazione famigliari delle vittime.
A rimettere le cose a posto (si fa per dire) e a riportare questa triste giornata di Bologna nel consueto alveo dei rancori e della faziosità politica ci ha pensato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi. Non si sentiva il bisogno della sua dichiarazione sulla piazza che esprime «odio e livore». Un’inutile assist alle polemiche.
A trent’anni dalla strage, dunque, nemmeno le parole del presidente della Repubblica con il suo appello alle istituzioni affinché si colmino le lacune che ancora avvolgono il 2 Agosto 1980, hanno salvato questa giornata dal furore delle divisioni politiche.
A rimettere le cose a posto (si fa per dire) e a riportare questa triste giornata di Bologna nel consueto alveo dei rancori e della faziosità politica ci ha pensato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi. Non si sentiva il bisogno della sua dichiarazione sulla piazza che esprime «odio e livore». Un’inutile assist alle polemiche.
A trent’anni dalla strage, dunque, nemmeno le parole del presidente della Repubblica con il suo appello alle istituzioni affinché si colmino le lacune che ancora avvolgono il 2 Agosto 1980, hanno salvato questa giornata dal furore delle divisioni politiche.
Lo spettacolo migliore l’hanno dato la compostezza del corteo e della piazza durante il ricordo delle vittime. L’«incidente» politico e protocollare provocato dall’assenza del rappresentante del governo oggi ci offre comunque un’opportunità, ed è significativo che ciò avvenga in una data simbolica come i trent’anni dalla strage.
Offre uno spartiacque per far sì che d’ora in avanti il 2 Agosto torni a essere il giorno dei morti e dei feriti, dei loro famigliari, dell’offesa a Bologna, della ricerca delle verità ancora occulte e rinchiuse nei meandri del segreto di Stato. E allora una proposta: mai più fischi. Di più: dal prossimo anno, o la verità o la piazza stia in silenzio a testimoniare l’assenza di risposte.
O in piazza Medaglie d’Oro parleranno finalmente le voci di una verità che non può essere soltanto quella giudiziaria, o è meglio che Bologna affidi la sua sacrosanta richiesta di chiarezza a un assordante silenzio.
Armando Nanni - 03 agosto 2010 - Corriere della Sera
Armando Nanni - 03 agosto 2010 - Corriere della Sera
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