giovedì 28 agosto 2008

Insegnanti, la caccia alla nomina

Arrivando in via Leonardo da Vinci, là dove Modena finisce in mezzo ai palazzoni nuovi, la prima cosa che si nota vicino alle scuole è la piccola folla di persone che camminano con telefonino incollato all'orecchio. Formano una piccola processione che a piccoli gruppi si dirige verso il parcheggio a fianco della chiesa, nuovissima, abbacinante, con i volumi da palasport tinteggiati in bianco. Quasi tutte donne, intente ad avvisare il marito o la mamma del nuovo posto di lavoro, per cominciare a rimettere in fila gli impegni: asilo e scuola dei bimbi, i trasporti, gli orari per mandare avanti le lezioni e la casa, in una vita fatta a fette, col lavoro tra due scuole a ottanta chilometri di distanza e il mutuo da pagare.Altro che le geremiadi del ministro Gelmini sulla serietà dell'insegnanti. Le critiche all'ingrosso dovrebbero misurarsi con la realtà di queste giornate in cui a Modena almeno un migliaio d'insegnanti, dopo anni di università, corsi e selezioni, aspetta un incarico annuale.
Un terzo di loro troveranno posto con le supplenze annuali, un altro terzo metteranno insieme i pezzi di quello che resta e l'ultimo 30% si arrangerà come può, prendendo pezzetti d'incarichi dove capita. «Ci sono situazioni molto differenziate - spiega Anna Laura Alessandrini dello Snals, il più seguito tra i sindacati autonomi della scuola - L'anno scorso ad esempio per le scuole elementari su 1500 persone in graduatoria si arrivò a completare le chiamate mentre quest'anno problemi simili si pongono con gli insegnanti di sostegno alle medie: su una cinquantina di posti ne sono stati attribuiti solo la metà. Gli altri bisogna cercarli».
Pare di capire che non sia lunga la fila di quelli che si sono specializzati nel settore. Tra l'assistenza a disabili gravissimi, da accompagnare in bagno o al banco assieme agli altri ragazzi, oppure la tutela di piccoli teppisti che tirano calci a chiunque e vengono a scuola col coltello, i docenti appena possono, cercano di passare a incarichi meno devastanti; dove non è indispensabile, in breve, fare anche il mestiere dell'assistente sociale o dell'infermiere. Così la ruota delle domande per questi incarichi arriverà a persone che non avevano mai pensato a un lavoro simile ma che si troveranno di fronte a un'alternativa senza alternative: o passare da quella porta o restare a casa.
fonte: Gazzetta di Modena
Tra i tanti in fila per una cattedra c'erano anche persone coi capelli bianchi, che stanno per firmare gli ultimi anni di una storia lavorativa sempre precaria. Alle soglie della pensione guardano sconsolati i più giovani: «Lo Stato approva leggi che garantiscono un'assunzione definitiva a chi viene assunto più volte con contratti a scadenza. Cosa dovremmo dire noi che da decenni veniamo lasciati a casa e poi riassunti?».

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